PAROLE AL VENTO

n.1 - 21/09/2020.

In queste settimane si è discusso molto se Lampedusa sia in uno “stato di emergenza” oppure no. Si sono scomodati in molti per dare la propria opinione. Chi sostiene che a Lampedusa non ci sia un'emergenza argomenta che sull'isola in fondo sono anni che si vivono queste situazioni e quindi oramai non si può più parlare di emergenza, in sostanza dovremmo abituarci a tutto quanto è accaduto e accade e metterci il cuore in pace, mentre per il sindaco e alcuni imprenditori l'emergenza ci sarebbe, ma non bisogna dirlo troppo perché può rovinare l'immagine dell'isola. E' dall'inizio della pandemia da Covid che il sindaco prova a far approvare prima lo Stato di calamità e poi quello di emergenza per accedere a misure economiche speciali. D'altronde questa è la linea di una parte della popolazione locale, garantire la presenza del centro per migranti sull'isola con tutto quello che ne consegue ed avere in cambio qualcosa, misure che quasi sempre si sono rivelate delle vere e proprie beffe ma in alcuni casi sono state fondamentali per gli equilibri locali, basta pensare allo Stato di calamità voluto dall'ex presidente della Regione Crocetta di cui hanno beneficiato i pescatori e con cui Martello, che aveva seguito l'iter intestandosi la buona riuscita, ha potuto acquisire il consenso che lo ha portato a diventare sindaco per la terza volta. 

 

Il punto è che Lampedusa vive a fasi alterne da circa trent'anni stati di emergenza che sono legati ad una gestione delle migrazioni che di emergenza si nutre.  Nessuno  va al cuore del problema e cioè alle cause che spingono migliaia di persone a lasciare il proprio paese e alla creazione di canali d'ingresso regolari. 

Gli arrivi dei barchini continuano e ieri si sono contati ben 26 "sbarchi" che hanno riportato l'hotspot al collasso e in una situazione di degrado totale, specie per quanto riguarda le condizioni igienico sanitarie. Un centro per migranti che da sempre ha vissuto momenti di crisi ma che è stato dipinto come un “modello di accoglienza" dalle cariche dello Stato coadiuvate da alcuni personaggi locali.

 

 

 

Se si fossero impiegati i milioni di euro spesi in questi mesi per navi quarantena, hotspot, militarizzazione e 11 milioni di euro al governo tunisino, per creare canali d'ingresso regolari con controlli a monte si sarebbe evitato il degrado, lo sfruttamento, le speculazioni politiche e i disagi a cui abbiamo assistito. La maggior parte dei migranti in arrivo sull'isola vengono successivamente lasciati in Sicilia con un foglio di via con cui dovrebbero pagarsi un biglietto e ritornare indietro in Tunisia. Tutti sappiamo che nessuno lo farà. Allora perché non fare un permesso di soggiorno che possa permettere a queste persone di cercare un lavoro in tutta l'area Schengen? D'altronde tutto l'impianto normativo costruito a partire dalla metà degli anni ottanta a seguito della creazione del Mercato Interno Europeo, ha creato clandestinità, sfruttamento, militarizzazione delle frontiere e la cosi detta guerra tra poveri. Tutti i governi e i partiti politici da trent'anni a questa parte hanno seguito la stessa linea. In realtà le crisi  e le emergenze sono elementi necessari per la governance delle migrazioni e forse per la governance neoliberista in generale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si continuano ad utilizzare i mezzi della tratta sociale per operare i cambi delle forze dell'ordine che aumentano sull'isola e che soggiornano negli alberghi e mangiano nei ristoranti creando un indotto che dal mio punto di vista è pericoloso perché rischia di trasformare l'economia da turistica in economia dell'emergenza, appunto. Si utilizza la nave di linea per il trasferimento delle persone migranti, il servizio di ambulanza viene utilizzato sia per i locali che per le operazioni inerenti la gestione delle migrazioni, sull'isola ci sono due ambulanze ma solamente una è utilizzata a pieno regime e inoltre i lavoratori che garantiscono il servizio non hanno un contratto, risultano volontari con tutte le conseguenze immaginabili.

 

Se da un lato nella discussione ufficiale la retorica della Lampedusa accogliente e solidale viene riproposta continuamente e nessuno ha intenzione di metterla in discussione, dall'amministrazione per avere un maggiore peso di contrattazione dal governo per continuare ad utilizzare l'isola come piattaforma di gestione delle migrazioni, dall'altro molti degli aspetti più rilevanti dell'isola vengono tenuti fuori dai tavoli istituzionali e dalla narrazione ufficiale.

 

Due questioni su tutte:

1) le condizioni dei lavoratori stagionali che nella maggioranza dei casi fanno turni di lavoro che possono superare le dieci ore, con contratti che non rispecchiano le ore reali di lavoro, senza giorno libero e  in altri casi senza contratto e senza TFR con paghe non corrispondenti alle ore di lavoro effettive. Eppure nessuno ne parla, il Sindaco non chiede una defiscalizzazione del costo del lavoro che possa favorire il processo di regolarizzazione del lavoro stagionale e alleggerire i datori di lavoro dalle troppe tasse.

2) Le questioni legate alla salute pubblica a partire dalla prevenzione e quindi la mancanza di un depuratore, la presenza di troppe antenne e radar sull'isola, la presenza di troppe discariche abusive tra cui alcune di amianto, la gestione dei rifiuti che oltre a non garantire la percentuale minima di differenziata prevista non garantisce gli stipendi regolarmente ai netturbini, infatti questi ricevono lo stipendio con ritardi che vanno dai due ai sei mesi, questo avviene da anni ed è stato segnalato a tutte le autorità ma nessuno ha mosso un dito, anzi i lavoratori quando hanno provato a reclamare il loro diritto ad essere pagati regolarmente sono stati ricattati. Il continuo ritardo dei pagamenti viene giustificato con un atto firmato dal Comune (amministrazione Nicolini) e le Ditte in cui le Ditte del raggruppamento ISEDA sono esonerate a pagate i lavoratori se il Comune non paga le Ditte. Il Comune poi scarica la responsabilità sui ritardi dei pagamenti della Regione al Comune o dal mancato pagamento delle tasse da parte dei cittadini e alla fine dello scarica barile chi ne paga le conseguenze sono sempre i lavoratori.

 

Uno di loro il signor Amedeo Maggiore non è stato riassunto perché non ha voluto firmare l'accordo imposto dalle ditte, un accordo imposto a mo di ricatto. Il signor Maggiore ha più volte chiesto di essere riassunto anche perché gli mancano pochi anni alla pensione e ha un figlio che deve partire almeno una volta al mese, infatti è talassemico e sull'isola non c'è la possibilità di trasfusioni. Per non parlare della discarica comunale che versa in una situazione vergognosa, già sequestrata dai carabinieri e poi data alle fiamme da ignoti a ridosso di un'ispezione. Incendi che di tanto in tanto si ripetono nel silenzio totale delle istituzioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla questione della salute pubblica è naturalmente connessa quella della richiesta di un ospedale per Lampedusa, un ospedale che dovrebbe essere realizzato dopo uno studio che prenda in esame le patologie più frequenti sull'isola e delle attuali spese, come quelle per l'elisoccorso che nonostante sia indispensabile in alcuni casi, si potrebbe razionalizzarne l'uso se si potenziasse il servizio a terra, con enormi vantaggi. La realizzazione dell'ospedale dovrebbe fare parte di un piano più ampio che preveda uno studio epidemiologico ed una serie di rilevazioni a partire da quella sull'inquinamento elettromagnetico. Importantissimo sarebbe procedere alla creazione di borse di studio per gli studenti delle Pelagie, in modo da avere da qui a quindici anni personale sanitario qualificato del posto e mettere fine alla discontinuità del servizio che si avvale di specialisti che vengono sull'isola una o due volte alla settimana ma che possono mancare anche per lunghi periodi. Ad oggi, dopo la presa di posizione del Presidente della Regione di alcune settimane fa, per avviare le procedure per la costruzione di un ospedale sull'isola (e si spera anche per il potenziamento del presidio sanitario di Linosa), non si hanno più notizie ufficiali in merito.

 

Intanto sull'isola continuano i disagi per chi ha problemi di salute specie per i tanti malati di tumore costretti a lasciare l'isola per curarsi ed oggi anche i frequentatori del Centro Diurno (per i disturbi psichici) insieme ai loro familiari hanno presidiato i locali del Centro Diurno che da qualche giorno non funziona più in maniera regolare perché l'operatrice Maria Leduisi che dal 2005 reggeva da sola il Centro Diurno è entrata in maternità. Era da luglio che tutti erano a conoscenza di quanto stava per accadere ma l'ASP non è riuscita a organizzare una sostituzione che possa garantire la continuità di cui questo delicato e importante servizio ha bisogno. Dal 2005 grazie alla caparbietà dell'unica operatrice Maria Leduisi si è creata un'importante rete di supporto del Centro Diurno che avvalendosi della partecipazione di tanti volontari riusciva a organizzare molte attività insieme alle 18 persone che frequentano il Centro Diurno. Questa rete di volontari sta supportando le richieste dei frequentatori del Centro Diurno e dei loro familiari.

La popolazione rimane frammentata, senza una linea precisa e con una visione limitata e condizionata internamente dagli interessi di pochi e sotto la forte pressione di interessi esterni a partire da quelli legati alla gestione dell'hotspot, dei servizi di base e dalle esigenze delle forze militari.

 

Una speranza viene dagli studenti che si sono organizzati per pulire l'area adiacente agli edifici del Liceo e che spero continuino a organizzarsi per curare, conoscere e valorizzare l'isola e non per trarne profitto economico ma semplicemente per amore e rispetto.

Una delle navi crociere utilizzate per la quarantena dei migranti ormeggiata allo scalo di Cala Pisana.

Hotspot di Lampedusa 21/09/2020

La situazione della discarica comunale di Lampedusa

Il figlio di Abele